Provincia di Sant’Angelo e P. Pio

Provincia di Sant’Angelo e P. Pio 2017-05-03T17:45:37+00:00

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Provincia di Sant’Angelo e P. Pio

Stemma Provincia Sant'Angelo e P. Pio

Provincia Fodiensis. Origini: 1530; Provincia: 1555.

 

Provinciale e consiglio di Sant’Angelo e P. Pio

MP: fr. Maurizio Placentino

VP: fr. Francesco Dileo

2C: fr. Matteo Lecce

3C: fr. Giuseppe D’Onofrio

4C: fr. Antonio Salvatore

Eletti: 03/05/2017

Luogo: Centro accoglienza “Approdo”, San Giovanni Rotondo (FG)

Presidente: fr. Mauro Jöhri, Ministro Generale

 

Notizie storiche

La presenza cappuccina nella regione inizia il 1530 in Castelluccio Acquaborrana, attualmente Castelmauro (CB) ad opera di p. Paolo da Sestino inviato da p. Ludovico da Fossombrone insieme a p. Sante da Castelluccio Acquaborrana. Anche se i cappuccini dopo cinque anni lasciarono il luogo per non sentirsi spiritualmente a proprio agio, tra il 1530 ed il 1555, scendendo verso le pianure della Puglia e salendo il Gargano, vennero accolti in sei altri luoghi, che formarono una “vicaria” retta inizialmente fino al 1539 dal p. Paolo da Sestino, che in quest’anno moriva in Larino, e poi dal p. Giovanni da Rodi. Dopo le visite fatte a questi conventi dal p. Lorenzo da Viterbo per incarico dei superiori dell’ordine e nel 1553, dal p. generale, Eusebio d’Ancona, nel capitolo generale del 1555, nel quale venne rieletto ministro lo stesso p. Eusebio, la “vicaria” della Puglia piana ottenne con decreto generalizio il riconoscimento giuridico.
Dopo il 1566 la provincia iniziò ad espandersi anche nel Molise passando entro la fine del secolo da sei conventi a diciotto per raggiungere tra il 1603 ed il 1681 il numero massimo di ventinove. Col passare degli anni i superiori dell’ordine ritennero conveniente distribuire i conventi in tre custodie affidate alla protezione degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Le custodie, sorte anche qui per un migliore servizio alle fraternità, si meritarono la sistemazione definitiva dal p. generale, Erardo di Radkersburg con decreto del 7 gennaio del 1779. A metà ‘700 la provincia raggiunse il numero più alto di religiosi. La ripresa dopo la soppressione murattiana fu notevole fino al 1866, dal qual anno, a motivo della soppressione voluta dal governo sabaudo, mancò poco che la presenza cappuccina ai andò man mano esaurendo. La provincia nel 1892 divenne commissariato generale. Sotto la spinta del p. generale, Bernardo d’Andermatt, con l’affidamento nel 1894 del noviziato di Morcone ai padri Toscani ed il completamento della formazione dei giovani professi nei luoghi di studio di Bologna e di Toscana, in meno di dieci anni la provincia, specie per l’impulso dato in tutti i campi dal p. commissario, il p. Pio Nardone da Fragneto l’Abate, detto da Benevento, ebbe la sua seconda nascita nel marzo 1903, quando gli venne restituito il titolo e le funzioni proprie di ogni provincia. La restaurazione in conventi e religiosi andò di pari passo con la presenza e le vicissitudini di san Pio da Pietrelcina. Nel frattempo la provincia ebbe una sua missione in Africa e si distinse per tante opere sociali(S. Giovanni Rotondo, Cerignola, Vico del Gargano, Isernia) in una regione, nella quale lasciava a desiderare l’iniziativa del governo civile.

Evoluzione della provincia: La provincia ha conservato dalle origini i medesimi confini geografici comprendenti, ecclesiasticamente, gran parte dei territori delle diocesi della regio Beneventana o della metropolia di Benevento e, civilmente e con maggiore determinazione, i territori della regione o provincia decima prima del regno di Napoli, la Capitanata (o Daunia o Puglia Piana) e il Contado del Molise, unito alla prima in foro iudiciali fino al 1816 con “Regia Audientia” in Lucera. La provincia cappuccina, che, bagnata dal mare Adriatico, aveva come confini naturali a sud il fiume Ofanto e a nord i fiumi Sangro e Trigno, si estese al di là dei suoi territori soltanto marginalmente con il convento di Venafro, conteso dal Molise e dalla Terra di Lavoro e da quello di Vasto, che apparteneva all’Abruzzo, ma aveva molti interessi al di qua del fiume Trigno, che segnava il limite di provincia o, meglio, di regione.

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